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Consigli dietetici in gravidanza
L’alimentazione in gravidanza deve essere attentamente seguita dal ginecologo o da un dietologo, soprattutto nel caso di adolescenti, gravidanze gemellari, gestanti sottopeso o obese all’inizio della gravidanza, vegetariane strette, intolleranti al lattosio, donne affette da celiachia, allergie alimentari o altre patologie che influenzino l’assorbimento o il metabolismo.
Mangiare poco e spesso, preferibilmente frazionando i pasti e consumando piccoli spuntini durante il giorno e la sera prima di coricarsi per evitare il digiuno protratto che porta un abbassamento della glicemia e la formazione di prodotti tossici.
La colazione, preferibilmente a base di carboidrati complessi (pane integrale, fette biscottate, marmellata o biscotti secchi) va consumata, con regolarità tutti i giorni, con calma e sedute a tavola, in modo tale da limitare il senso di fame per il resto della mattina.
Proporzionare l’apporto di calorie ai consumi effettivi, generalmente più bassi di quanto ritengano le donne gravide con attività sedentarie, per ridurre l’eccessivo aumento della massa grassa. In casi specifici e solo sotto controllo medico sono possibili diete ipocaloriche, ovvero assumere almeno 1600 Kcal al giorno, ma possibilmente programmare il concepimento dopo aver normalizzato il peso corporeo e iniziato ad integrare con acido folico.
Lavarsi sempre le mani prima di preparare il cibo o di assumerlo. Lavare bene le verdure ed evitare carni o insaccati crudi, in particolare per le donne che non hanno mai contratto la toxoplasmosi. Acquistare i cibi da fonti che forniscono adeguate garanzie quanto a contaminanti.
Preferire cibi poco elaborati e facilmente digeribili. Mangiare piano, masticare lentamente e non distendersi o sedersi dopo aver mangiato ma piuttosto passeggiare o fare piccoli lavori domestici.
Bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, a piccoli sorsi, frazionando le assunzioni e assicurarsi che l’acqua sia di origine sicura e controllata, ma non necessariamente imbottigliata.
Consumare molti cereali integrali o loro derivati non raffinati, in modo da combattere la stipsi che si manifesta frequentemente in questo periodo.
Usare oli di origine vegetale come quello di oliva, mais, soia e girasole. L’olio va preferibilmente aggiunto a fine cottura, dosandolo con il cucchiaio: un cucchiaio di olio fornisce 90 Kcal.
Mangiare abitualmente ortaggi e frutta fresca, di stagione, per l’apporto di vitamine, minerali e fibra alimentare.
Consumare quotidianamente cibi ad elevato valore biologico e ricchi di aminoacidi indispensabili, quali carne, pesce, uova, formaggi, ma anche legumi. Attenzione comunque a non eccedere nella quota di proteine. Mangiare pesce tre volte la settimana, per l’alto contenuto in acidi grassi polinsaturi, fosforo, iodio e altamente digeribile.
Assumere latte, da solo o aggiunto ad altri alimenti, per il suo prezioso contenuto di proteine ad elevato valore biologico e soprattutto di calcio, fosforo, magnesio, vitamine A e D. I formaggi contengono molte calorie, ma in particolare il grana, il parmigiano e l’emmenthal sono molto ricchi di calcio.
Non eccedere nel consumo di dolci per ridurre l’apporto di zuccheri semplici e di grassi e mantenere l’aumento ponderale nei valori corretti. Limitare moltissimo le bevande zuccherine e gasate e non usare dolcificanti artificiali.
Evitare i cibi fritti, affumicati, salati o con cotture che ne carbonizzino una parte. Limitare il più possibile il consumo di caffè e tè, insaccati e salumi, molluschi e crostacei, cibi inscatolati o che contengano conservanti.
Evitare superalcolici e aperitivi; ridurre al minimo il consumo di vino e di birra. L’alcool attraversa la barriera placentare e in dosi eccessive può indurre l’insorgenza di malformazioni congenite e limitare l’ accrescimento intrauterino.
In gravidanza è importante avere una particolare cautela all’igiene per evitare eventuali infezioni alimentari. Attenzione alle conserve casalinghe specie sott’olio o in salamoia: non assaggiarle mai se sembrano sospette. Mettere in frigorifero il cibo cucinato e avanzato, al più presto e coprendolo. Conservare il cibo in frigorifero in contenitori chiusi e per tempi limitati. Nell’utilizzare gli avanzi, riscaldarli fino a quando sono molto caldi al loro interno. Scongelare gli alimenti di origine animale nel microonde e non a temperatura ambiente.

Consigli integrativi speciali per le gravide vegetariane
La dieta vegetariana comprende una grande varietà di alimenti adeguati per la gravidanza come cereali integrali, oli vegetali, legumi e soia, frutta e verdura. E’ importante garantire l’adeguato fabbisogno di acidi grassi insaturi omega3 da cibi come noci, semi ed oli da essi derivati, come ad esempio quello di lino. Latte e derivati e uova tendono a rendere più completa l’alimentazione rispetto al solo uso di vegetali.
La carenza nei vegetali di proteine contenenti aminoacidi essenziali può essere compensata assumendo legumi e soia che si integrano molto bene con le proteine dei cerali, soprattutto quando sono consumate nello stesso pasto. Un esempio è l’integrazione di cereali e legumi, come nella pasta e fagioli.
L’assunzione anche di pesce, se accettata, oltre che di latte e uova, rende più completa l’alimentazione delle donne che rifiutano i cibi di origine animale. Il ferro è spesso carente nelle donne che non vogliono nutrirsi di alcun tipo di carne. Per questo va assunto in gravidanza tenendo conto dei livelli di emoglobina e di ferritina, insieme ad integratori vitaminici.

Disturbi gastrointestinali
La gravidanza è una fase della vita particolarmente impegnativa per l’apparato gastrointestinale, che è frequentemente sede di disturbi fastidiosi. Questi ultimi anche se in genere riducono la qualità della vita e il benessere materno non sono di per sé patologici. Se si presentano in modo molto accentuato e protratto nel tempo possono tuttavia compromettere l’adeguata nutrizione in gravidanza e di conseguenza aumentare il rischio di patologie ostetriche. Per questo vanno riferiti al ginecologo che segue la gravidanza e trattati prevalentemente tentando di modificare ed adattare l’alimentazione alle mutate esigenze materne, iniziando col frazionare maggiormente i pasti.

Nausea vomito ed iperemesi in gravidanza
Nausea e vomito sono notoriamente disturbi frequenti, nella maggioranza dei casi sono tollerabili e si risolvono spontaneamente nel primo trimestre. Se sono marcati e determinano un calo ponderale si parla allora di iperemesi gravidica. L’ospedalizzazione è necessaria se si verifica una ridotta idratazione e il rischio che siano prodotti chetoni in eccesso. Sembra che la vitamina B6 possa ridurre la nausea e la vitamina B12 possa alleviare il vomito. Entrambe senza dare effetti collaterali. Lo zenzero sembra ridurre sia la nausea che il vomito rispetto al placebo, ma il suo uso è controverso per il potenziale aumento del rischio di aborto. I farmaci antistaminici possono causare sonnolenza, ma sono i farmaci la cui utilità è maggiormente comprovata essendo in grado di ridurre dell’83% circa i sintomi.

  • Frazionare moltissimo l’alimentazione ed evitare di saltare i pasti.

  • Assumere cibi asciutti e amidacei, come biscotti, fette biscottate, poco salati e con sapore o odore delicati.

  • Bere solo dopo aver mangiato cibi asciutti o in alternativa bere a piccoli sorsi distribuiti nel tempo e solo negli intervalli tra i pasti.

  • In gravidanza le preferenze sono soggettive ma in genere sono meno tollerati i cibi grassi, fritti e con aromi e sapori intensi.

  • Evitare gli ambienti con odori, rumori o comunque sollecitazioni sensoriali che possano indurre nausea e vomito.

Reflusso gastro-esofageo
Compare prevalentemente nel terzo trimestre per il rilassamento della struttura gastro-esofagea con funzione anti-reflusso e per l’aumentata pressione dell’utero sullo stomaco. Alcune sostanze favoriscono il reflusso del contenuto gastrico verso l’esofago come ad esempio caffè, the, cacao, menta, così come l’abitudine di coricarsi subito dopo un pasto per l’incremento della pressione all’interno dell’addome.
Nel caso in cui non sia possibile eliminare il sintomo con la dieta si possono usare, su prescrizione medica, farmaci ad azione anti-acida o protettivi della mucosa gastro-intestinale.

  • Frazionare i pasti e limitare l’entità del pasto serale.

  • Mangiare lentamente masticando bene in modo possibilmente tranquillo al fine di limitare l’ingestione di boli d’aria.

  • Usare indumenti comodi che non comprimano l’addome.

Stipsi ed emorroidi
La stipsi in gravidanza è frequente per molteplici motivi quali: l’aumento del fabbisogno idrico non compensato dal bere, l’eventuale vomito, la compressione e la dislocazione del colon da parte dell’utero gravidico, la rallentata peristalsi del tubo digerente per l’azione rilasciante del progesterone sulla muscolatura liscia e l’effetto sull’intestino delle eventuali integrazioni di calcio e ferro.

  • Bere molta acqua, almeno 1,5 litri al giorno, o comunque più di quanto se ne senta in genere il bisogno, preferibilmente a distanza dai pasti e anche al mattino a digiuno, possibilmente tiepida.

  • Pane e pasta raffinati vanno sostituiti con analoghi prodotti da forno da farine integrali che aiutano a trattare la stipsi. Il riso bianco è astringente. Aumentare gradualmente il consumo di legumi, come fagioli, piselli, fave, lenticchie e ceci, iniziando con piccole dosi ed eventualmente passarli per ridurre il rischio di meteorismo.

  • Mangiare molta verdura in modo da assicurare un adeguato apporto di fibre, con preferenza per cavoletti di Bruxelles, carciofi, cavolo, cicoria, broccoli, radicchio rosso, melanzane, rape, cavolo cappuccio, barbabietole e porri, ricordandosi di lavare molto bene la verdura cruda. Questo è particolarmente importante per le gravide non immuni alla toxoplasmosi.

  • Scegliere la frutta tenendone presente l’ effetto lassativo, ma non dimenticandone l’apporto di zuccheri semplici. Le varietà più efficaci nel correggere la stipsi risultano essere mele cotogne, pere, cachi, mele cotte, fichi, pesche, fragole, prugne, uva, pompelmi. Le banane sono meno indicate soprattutto se acerbe. Ricordarsi di lavare molto accuratamente la frutta,in particolare negli interstizi in cui le sostanze chimiche usate per la conservazione si possono più facilmente annidare. La buccia contiene molte fibre, ma anche microrganismi e sostanze potenzialmente nocive, per cui è preferibile lavarsi le mani e sbucciare personalmente la frutta.

  • Si consiglia una graduale reintroduzione del latte qualora non si consumasse. E’ utile assumere 1 vasetto di yogurt al giorno.

  • Integrare l’alimentazione con introduzione di fibre alimentari se i suddetti consigli si dimostrano inefficaci dopo almeno una settimana.

  • L’aggiunta di fibre non solubili, come la crusca, deve sempre accompagnarsi all’assunzione di molta acqua, altrimenti si possono formare feci molto dure. I lassativi a base di lattulosio possono provocare un fastidioso meteorismo, ma sono indicati in gravidanza. Le supposte di glicerina possono aiutare l’espulsione di feci dure dall’ampolla rettale. E’ preferibile utilizzare come olio quello extravergine di oliva. Va evitato l’uso di vaselina perché limita l’assorbimento delle vitamine A D E K. Non assumere lassativi detti da contatto che agiscono irritando la mucosa intestinale e possono alterare l’assorbimento di acqua e sali.
    Attendere che l’ intestino si abitui alle modificazioni dietetiche prima di ritenere inefficaci i consigli.

  • La supplementazione di ferro in gravidanza va fatta solo se necessaria, in base ai livelli di emoglobina e ferritina. La somministrazione routinaria in determinati periodi della gravidanza può contribuire a causare la stipsi.

  • Evitare la sedentarietà e fare molta attività fisica o almeno movimenti dolci che favoriscono la peristalsi.

  • Abituarsi ad evacuare a orari regolari. Le tecniche di rilassamento possono essere utili nei casi in cui la tensione emotiva renda la peristalsi intestinale intensa, fastidiosa, poco coordinata ed inefficace alla progressione del contenuto enterico.

Crampi agli arti inferiori
I crampi agli arti inferiori spesso dipendono da patologie della circolazione venosa e sono favoriti dall’eccesso di peso. Ulteriori fattori aggravanti sono la posizione protratta in piedi, sostando, o seduta. Il camminare invece aiuta la circolazione per effetto della spremitura sulle vene da parte dei muscoli degli arti inferiori. L’assunzione di magnesio per via orale, al mattino e alla sera può alleviare i crampi.

Diabete gestazionale
L’iperglicemia nel periodo del concepimento aumenta di circa 3-4 volte il rischio di malformazioni fetali. Anche il rischio di aborto è aumentato. L’iperglicemia fetale causa un eccesso di insulina nel feto che ne determina uno sviluppo eccessivo dei tessuti insulino-sensibili. Ne consegue la macrosomia fetale definita come peso superiore ai 4000 grammi alla nascita. Il diabete gestazionale comporta anche il rischio di ipoglicemia, di pocalcemia, di pomagnesemia, alterazioni dello sviluppo polmonare, miocardiopatia fetale, eccesso di globuli rossi e ittero.
Questi feti hanno l’addome e le spalle eccessivamente sviluppati rispetto alla testa e pertanto non solo sono grandi ma sono particolarmente a rischio di traumi ostetrici, come la distocia di spalla. E’ incrementato il rischio di morte endouterina durante il terzo trimestre. Aumenta anche il rischio di ipertensione gestazionale materna e di gestosi e la necessità di ricorrere al taglio cesareo.
Per la sua elevata frequenza, perché può rimanere misconosciuto e per l’efficacia dell’intervento terapeutico nel ridurre la morbilità materno fetale ad esso correlata, il diabete gestazionale rientra in quelle patologie per cui è indicato uno screening e diagnosi precoce.

Fattori di rischio
Famigliarità positiva per diabete

  • età sopra i 35 anni

  • obesità pregravidica

  • diabete gestazionale nelle gravidanze precedenti

  • feti macrosomici

  • eventi ostetrici avversi (abortività, polidrammnios, gestosi)

  • eccessivo aumento ponderale nella gravidanza in corso e crescita fetale accelerata

  • test di screening

  • minitest: 50gr per os di glucosio da eseguire in tutte le gravide dalla 24 alla 28 settimana

  • se positivo (glicemia a un’ora >140mg), ripetere con 100gr di glucosio

si tratta di diabete gestazionale se risultano due o più valori superiori ai seguenti:

  • basale>95mg

  • 60’>180 mg

  • 120’>155 mg

  • 180’>140 mg

La dieta nelle donne con diabete gestazionale si basa sulle scelte alimentari finalizzate a un aumento di peso adeguato, a mantenere stabile il più possibile ed entro i limiti normali la glicemia ed all’assenza di chetoni che sono indice di pericolose riduzioni della glicemia.
Frazionare l’assunzione di cibo in circa tre pasti principali e tre spuntini, di cui uno solo dopo cena. Gli spuntini globalmente dovrebbero fornire una quota rilevante, fino al 40% dell’apporto calorico totale.
L’attività fisica è preferibile che si svolga dai 30 ai 90 minuti dopo il pasto, al fine di ridurre il picco di glicemia.
Per le donne con diabete gestazionale sovrappeso è appropriata una restrizione delle calorie e dei carboidrati, ma sotto controllo di uno specialista. La quantità di calorie fornite dai carboidrati complessi deve essere circa il 50%. Sono da preferirsi cibi definiti a basso indice glicemico, ovvero quelli che innalzano lentamente la glicemia, come la pasta, il riso integrale o le lenticchie.
Limitare molto l’uso dello zucchero semplice, miele e marmellate. I dolcificanti artificiali non sono sicuri per il feto.
Le fibre alimentari devono essere largamente rappresentate in quanto ritardano l’assorbimento intestinale, riducono la glicemia postprandiale ed il bisogno di insulina. Le proteine devono fornire il 12,20% dell’apporto calorico. I lipidi dovrebbero fornire il 30,35%. Meglio evitare molto la quota di margarina presente nei prodotti dell’industria dolciaria.

Dieta da 1800Kca 50% carboidrati:

  • colazione
    200g latte parzialmente scremato o uno yogurt bianco, caffè con poco zucchero (non usare dolcificanti artificiali), 3 fette biscottate integrali.
    oppure 50gr pane integrale (vietati brioches, biscotti,focaccia)

  • spuntino
    1 frutto o una spremuta d’arancio (un frutto)

  • pranzo
    50gr pasta o riso.
    oppure 50gr pane integrale, 100gr. carne magra (manzo, pollo, coniglio, tacchino, vitellone, fagiano)
    oppure 250gr. di pesce, di tutte le qualità. 1 frutto (escluso banane, cachi, fichi, uva, frutta secca)

  • cena
    passato di verdura o brodo di carne in quantità a piacere, più 20gr. pasta o riso più un cucchiaio di parmigiano ed un cucchiaino d’olio, 70gr di prosciutto cotto.
    oppure 100gr. di ricotta, oppure 80gr. di stracchino, mozzarella, oppure una scatoletta di tonno 80gr., oppure un uovo non fritto, oppure 100gr. di carne, oppure 259gr. di pesce.
    50gr di pane integrale, verdura a piacere, un frutto.

Gli alimenti vanno pesati crudi al netto degli scarti

Vietati
Dolci, gelati, caramelle, vino, fritti, intingoli, panettoni, cioccolato e caramelle per diabetici. Condire la verdura con poco olio, poco sale e tanto aceto e/o limone.


Disturbi ipertensivi della gravidanza
I disturbi ipertensivi riguardano circa il 3-10% delle gravidanze ovvero circa una su venti. L’ipertensione gestazionale si realizza quando la pressione massima supera 140 mmHg e la minima supera i 90 mmHg e insorge nella seconda metà della gravidanza.
La gestosi è l’associazione dell’ipertensione e della presenza di proteine nelle urine in quantità superiori a 300 mg nelle 24 ore. Queste patologie sono correlate all’alimentazione in quanto il sovrappeso, l’obesità e l’eccessivo apporto di calorie da parte della madre sono importanti fattori di rischio. Il rischio di ipertensione gestazionale infatti aumenta da 2.5 a 3.2 volte nelle obese rispetto alle normo-peso. Anche il rischio di gestosi è aumentato da 2.3 a 5.5 volte in modo proporzionale all’indice di massa corporea.
In sintesi, il rischio è particolarmente per le donne che aumentano eccessivamente, soprattutto se il loro peso neonatale era basso. In pratica le conseguenze sono maggiori se si passa da un estremo all’altro del peso corporeo.
La quantità di calorie assunte e l’abuso di zuccheri sono importanti fattori di rischio ipertensivo. L’assunzione di 3550 Kcal/die invece che 2000 aumenta di 3.6 volte il rischio di ipertensione.
L’ obesità è causa di danno del rivestimento interno dei vasi sanguigni a causa del maggior carico dinamico e delle anomalie lipidiche che si associano all’eccessivo accumulo di adipe. La gestosi si associa a un ridotto apporto di sangue materno alla placenta, ridotta crescita fetale e diminuita ossigenazione del feto.
Per tentare di ridurre i disturbi ipertensivi gestazionali, è importante controllare il peso, l’apporto di calorie e di zuccheri semplici, e limitare l’uso del sale. L’apporto di potassio è garantito dall’assunzione di arance, albicocche, fave, banane e datteri.

Toxoplasmosi in gravidanza
L’alimentazione può essere fonte di una infezione temibile in gravidanza: la toxoplasmosi. Il toxoplasma gondii è un protozoo capace di infettare sia l’uomo sia gli animali. La donna in gravidanza può infettarsi ingerendo insaccati crudi, carni crude, soprattutto se di agnello o di maiale, latte e uova contaminate. In alternativa la si può contrarre tramite le mani portate alla bocca, o con cui si manipola il cibo, senza averle lavate dopo aver toccato il terreno o animali infetti. Di solito l’infezione evolve in modo silente ed asintomatico senza che la madre si accorga dell’infezione. L’eventuale sintomatologia, come febbricola, ingrossamento dei linfonodi laterocervicali (raramente inguinali o ascellari) ha decorso benigno. Se l’infezione viene acquisita per la prima volta in gravidanza, il parassita può però esser trasmesso al feto che, incapace di reagire immunologicamente, può subire danni anche gravi e che dipendono dal periodo di gravidanza nel quale è avvenuta l’infezione.
Il test specifico va eseguito prima della gravidanza e, se dimostrata l’assenza di anticorpi, ripetuto ogni mese per tutta la durata della gestazione.

Citomegalovirus in gravidanza
Il CMV è un virus del gruppo degli herpes virus ed è diffusissimo in tutto il mondo. In Italia il 70-90% della popolazione adulta ha anticorpi anti-CMV. La grande maggioranza delle persone ha avuto il primo contatto col virus già alla nascita o durante l’infanzia. Infatti le vie di trasmissione più precoci e frequenti comprendono la trasmissione al neonato durante il parto o l’allattamento materno. Un neonato nato a termine e sano non andrà incontro ad alcuna complicazione. Sia l’infezione perinatale che post natale, si accompagnano alla eliminazione del virus sia con la saliva sia con le urine. Da ciò consegue che la trasmissione da bambino a bambino o ad adulto può avvenire in tutte quelle occasioni in cui si verificano contatti con secrezioni infette (asili, scuole, famiglie).
Un numero inferiore di persone acquisisce l’infezione in età adulta durante i rapporti sessuali con partner infetto. Non è stata documentata la trasmissione per via aerea.
Generalmente l’infezione primaria decorre asintomatica e senza alcuna malattia evidente. Solo raramente si può manifestare febbre, stanchezza, ingrossamento dei linfonodi e della milza, aumento delle transaminasi e dei globuli bianchi. L’infezione si risolve normalmente senza terapia.
L’infezione primaria si risolve man mano che l’organismo sviluppa una risposta immunitaria attraverso la produzione di anticorpi IGG e IGM.
Gli anticorpi del tipo IGM rappresentano la prima risposta all’infezione. La loro durata è limitata nel tempo; infatti generalmente non sono più evidenziabili a distanza di 3-6 mesi dall’infezione; al contrario, gli anticorpi di tipo IGG, permangono tutta la vita. Il virus però non viene eliminato dall’organismo. Occasionalmente può riprendere a replicare in qualche organo, con conseguente eliminazione di virus con le urine, latte, secreto cervicale o sperma. I soggetti con infezione riattivata contribuiscono alla diffusione del virus. Per quanto appena detto, non sono attuabili misure di prevenzione, se non le comuni misure igieniche.
L’infezione può essere trasmessa al feto sia durante una infezione primaria, sia a seguito di riattivazione. Tuttavia le malformazioni fetali sono causate pressoché esclusivamente da un’infezione primaria. L’infezione primaria si può verificare una sola volta nella vita. Pertanto se una gestante ha già contratto l’infezione in passato e quindi sviluppato gli anticorpi, questa non può ripetersi in caso di ulteriore contatto col virus. Di fronte ad una positività delle IGG ogni problema è praticamente scongiurato non solo per la gravidanza in atto ma anche per successive gravidanze. Se le IGG sono invece assenti si consiglia di sottoporsi con cadenza mensile al dosaggio degli anticorpi per il CMV e mettere in atto misure preventive nei confronti dei bambini piccoli (principale fonte di contagio).

Di fronte alla positività delle IGM, ci sono quattro possibilità:

  • IGM false, in casi di esecuzione del test in laboratori non specializzati, che non vengono confermate con test più specifici.

  • IGM dovute a reazioni crociate con altri virus(falso positivo).

  • IGM persistenti, che indicano infezione primaria trascorsa da tempo più o meno lungo.

  • IGM vere, ovvero infezione primaria in corso. In questo caso è necessario eseguire accertamenti prenatali come l’amniocentesi o la funicolo centesi per sapere se il feto è infetto.

Se viene diagnosticata un’infezione fetale, non esiste purtroppo alcun modo per prevedere se il feto sarà sintomatico o meno, se i sintomi saranno lievi o gravi, ma se le ecografie sono nella norma e ha una quantità minima di virus nel sangue ci sono buone probabilità che superi l’infezione senza danni permanenti precoci o tardivi.

Listeriosi
La listeriosi è una malattia che si trasmette all’uomo tramite l’ingestione di alimenti provenienti da animali infetti, quali carne, latte e derivati o contaminati dall’animale infetto, come l’acqua e le verdure. E’ più raro che sia trasmessa attraverso il contatto diretto con l’animale portatore dell’infezione. L’agente responsabile è il batterio Listeria Moncytoide, che può essere trasmesso al feto per via placentare, generalmente al terzo trimestre, causando aborti, morti endouterine o meningiti gravi e altre patologie nei neonati. Le gravide hanno il rischio di contrarre l’infezione 20 volte aumentato rispetto alle non gravide. L‘infezione si può diagnosticare tramite la ricerca degli specifici anticorpi.

  • Bere solo latte pastorizzato e mai quello appena munto.

  • Lavare le mani prima di preparare i cibi e di mangiare.

  • Cuocere i cibi evitando quelli crudi.

  • Evitare la crosta dei formaggi.

  • Non mangiare i pathè di carne, prodotti di gastronomia o quelli conservati in gelatina.


Consigli su come allattare
Iniziare le prime due ore dopo il parto: è il momento migliore affinché il lattante inizi a succhiare correttamente e stimoli un’adeguata montata lattea.
Allattare frequentemente e a richiesta: giorno e notte seguendo le richieste del bambino, non ad orari fissi.
Dare solo latte materno senza aggiunta di altri liquidi, latte, acqua e tantomeno zucchero.
Non usare il ciuccio o il biberon: soprattutto all’inizio dell’allattamento.
Assumere una posizione comoda e rilassata: con bimbo ben sostenuto, pancia contro pancia e naso di fronte al capezzolo.
Utilizzare un attacco adeguato: la bocca del bambino deve essere diretta verso il capezzolo.
Quando il lattante spalanca bene la bocca, come se sbadigliasse, porgere il seno in modo che si attacchi bene.
Controllare che continui a essere attaccato bene: la bocca del bimbo deve essere aperta e gran parte dell’areola non solo il capezzolo, dovrebbe stare all’interno della sua bocca. Il mento del lattante va attaccato al seno ed il labbro inferiore deve essere leggermente rovesciato in fuori, cosa non semplice da rilevare.
Mantenere morbidi e idratati i capezzoli: applicare qualche goccia di latte dopo la poppata e lasciare asciugare, usando solo panni delicati. Creme e disinfettanti in genere non servono.

Attività fisica in gravidanza
L’esercizio fisico moderato è fondamentale per il benessere nelle gravidanze che decorrono senza complicazioni. Combinato con l’alimentazione equilibrata il movimento rappresenta la migliore strategia non farmacologica per aumentare le probabilità che madre e bambino siano sani.
La gravidanza è davvero un’ottima occasione per prendersi cura di se stesse e per migliorare lo stile di vita nelle donne sedentarie.
L’esercizio fisico riduce la deposizione del grasso sottocutaneo nel secondo trimestre e l’accumulo di liquidi nel terzo. Le complicanze ostetriche sono minori. Ad esempio l’esercizio fisico non favorisce gli aborti come si riteneva un tempo ma anzi sembra prevenirli: le donne che praticano attività fisica sembra abbiano un rischio minore di aborti non dovuti a causa cromosomica.
In gravidanza si può fare tutto o quasi. La cosa più importante è evitare gli sport troppo faticosi o violenti e le attività fisiche che comportano rischi di infortuni, traumi o cadute.
L’attività fisica aerobica è la più indicata in gravidanza. Se la madre pratica attività fisica lieve o moderata 3-5 volte alla settimana, il peso del neonato tende ad essere in media maggiore di 300 g. e aumenta anche il peso della placenta. Se invece l’attività fisica è troppo intensa e svolta più di 4 volte la settimana il peso fetale tende ad essere minore.
Nelle gravide un leggero esercizio fisico protegge perciò dal parto pre-termine mentre le attività quotidiane o lavorative faticose, legate a condizioni socio-economiche disagiate, incrementano tale rischio. Quindi l’attività fisica in gravidanza fa bene se moderata e piacevole. Come tipologia e durata sono necessari almeno 30 minuti tre volte alla settimana di passeggiate a passo svelto, nuoto o attività di tipo aerobico.
La probabilità che l’esercizio fisico determini o sofferenza transitoria o danni fetali è estremamente bassa ma può accadere se l’impegno muscolare è troppo intenso, oltre a naturalmente ai casi in cui è assolutamente o relativamente controindicato. Per questo si consiglia di fare attività fisica in ambienti freschi ed asciutti e di bere molta acqua.

Possibili benefici dell'esercizio fisico in gravidanza

  • Benessere psico-fisico soggettivo materno.

  • Miglioramento dell’immagine corporea materna.

  • Ridotto incremento ponderale in gravidanza se associato a dieta idonea.

  • Minore rischio di diabete gestazionale.

  • Maggiore tolleranza al travaglio rispetto alle donne non allenate.

  • Migliore tolleranza al dolore.

  • Ridotta durata della fase espulsiva.

  • Diminuita necessità di ricorrere al taglio cesareo.

  • Minore incidenza di importanti lacerazioni del perineo.

  • Maggiore reazione agli stimoli del neonato al quinto giorno e migliore sviluppo psico-motorio al quinto anno di vita.

Nuoto in gravidanza
Il nuoto è lo sport più indicato in gravidanza sia perché si tratta di una attività aerobica sia perché comporta una diminuzione del carico sulla colonna vertebrale (ricordiamo che nella donna incinta, a causa della modifica della postura, è molto alto il rischio di ernia del disco).
L’immersione in acqua, grazie alla pressione idrostatica e alla temperatura più bassa di quella corporea aiuta a ridurre gli edemi e la distensione venosa. L’immersione, inoltre, determina un calo della frequenza cardiaca a riposo di circa 8 battiti al minuto. Per questo motivo un esercizio svolto in acqua porta a un incremento della frequenza cardiaca e respiratoria minore di ciò che accade sulla terraferma. La produzione in gravidanza di estrogeni, progesterone e relaxina causa un rilassamento generale del tessuto connettivo che determina una maggiore lassità legamentosa. La lordosi lombare si accentua in quanto si sposta il baricentro ed aumenta il carico di lavoro muscolare necessario per accovacciarsi o alzarsi dalla sedia.
Il galleggiare e il lavoro muscolare svolto contro la resistenza dell’acqua sono per questo particolarmente utili proprio in gravidanza. Va evitata l’immersione in acque troppo calde o ambienti caldi e con elevata umidità in cui vi sono maggiori probabilità di ipertermia, come nei bagni turchi.

Lavoro in gravidanza
In gravidanza sono controindicati i lavori che comportano un eccessivo sforzo fisico e/o l’ esposizione ad agenti tossici e radiazioni. E’ probabile che lo stress lavorativo giochi un ruolo importante e tuttavia difficile da valutare in quanto l’effetto negativo non è determinato soltanto dall’entità dell’evento stressante ma da come viene vissuto.
Pertanto le attività maggiormente controindicate sono: il sollevamento di pesi, lo stazionare in piedi per periodi protratti, i lavori che obbligano a flettere il busto e l’esposizione a sostanze tossiche o anche solo potenzialmente ritenute tali. E’ comunque consigliabile che, anche in caso di lavoro di per sé gratificante per la donna, ci si conceda una pausa nel periodo che precede il parto per entrare pienamente nel ruolo materno e dare spazio e accoglienza al bambino che arriverà e prepararsi emotivamente e fisicamente all’evento.

Viaggi in gravidanza
Viaggiare in gravidanza significa modificare le proprie abitudini soprattutto quelle alimentari. Innanzi tutto i lunghi viaggi rendono difficile mantenere i ritmi giorno, notte e il frazionamento dei pasti. I disturbi quali l’iperemesi gravidica, la stipsi e il reflusso gastro-esofageo peggiorano in queste circostanze. Infine vi è un maggior rischio di infezioni alimentari, in particolare per l’uso di verdure o frutta che difficilmente sono accuratamente lavate, tenuto conto anche delle esigenze particolari delle gravide non protette dalla toxoplasmosi. La diarrea del viaggiatore tende ad essere più seria se si associa all’iperemesi che rende difficile bere molta acqua.
Il periodo migliore per fare lunghi spostamenti è la fase centrale della gravidanza e in particolare le settimane dalla 14a alla 28a. Nel primo trimestre disturbi quali nausea e vomito e il maggiore rischio di aborto rendono più sicuro il rimanere a casa. Nel terzo trimestre lo stress e le sollecitazioni del mezzo di trasporto potrebbero aumentare la possibilità di iniziare il travaglio e di dover partorire prematuramente in un luogo non adatto e non scelto. L’ecografia trans-vaginale è il mezzo più attendibile per valutare le condizioni della cervice uterina e il rischio di parto prematuro. Per i viaggi a breve e medio raggio l’automobile è il mezzo più adatto; la cintura di sicurezza protegge la madre e il feto. Sono documentati i benefici dell’uso delle cinture anche in stato di gravidanza. Il corretto uso è di sistemarle più in alto e più in basso del pancione, mai sopra. In caso di incidente stradale è prudente eseguire un controllo ostetrico anche se l’entità del trauma è lieve. Il treno è un mezzo adatto per gli spostamenti a medio e lungo raggio. L’aereo è un mezzo idoneo per i viaggi su lunghe distanze: non vi sono problemi per il feto nell’attraversare i metal detector. Nei lunghi viaggi in aereo è indispensabile bere molto, tenere in movimento le gambe e usare calze elastiche per ridurre il rischio trombotico.
I viaggi in montagna sopra i 2500-3000 m. sono da evitare perché a quelle quote potrebbe esservi ipossia, e di conseguenza scarsa ossigenazione del feto.


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