Il dolore sessuale
e la vulvodinia
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della vulvodinia
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Il
trattamento multidisciplinare integrato della vulvodinia
È
assai frequente, nella storia delle donne che soffrono di vulvodinia,
imbattersi in trascorsi problematici focalizzati sulla zona genitale: da
semplici traumi accidentali in età infantile o puberale fino a storie di
molestie sessuali o di abuso, magari in ambito familiare. Sono altresì
frequenti precedenti di anoressia/bulimia o sindromi ansioso/depressive
caratterizzate da una percezione del proprio corpo vissuta
problematicamente, con il relativo corteo di fobie e conflitti col proprio
femminile con ripercussioni negative nella vita sessuale e relazionale.
Più che per altre patologie, nella vulvodinia si manifesta la coesistenza
di intensi vissuti emotivi con importanti evidenze anatomiche e
funzionali.
Per la cura di questa malattia è quindi fondamentale un approccio
multidisciplinare che coniughi e integri l’uso dei classici presidi medici
(e oggi anche chirurgici, come vedremo) con una attenzione tutta
particolare alla sfera emotiva.
Quando una paziente che soffre di vulvodinia si presenta al mio
Ambulatorio, è mia premura accoglierne non già il solo sintomo ”dolore
vulvare”, bensì anche tutta la profonda sofferenza in cui versa quale
femmina, sul piano intimo, e quale donna, sul piano relazionale. Ciò mi è
possibile col Rispecchiamento Empatico, grazie all’attivazione di tutti i
canali, anche e soprattutto di quelli non verbali, della comunicazione.
Così compio generalmente il primo passo, indispensabile questo a stabilire
un rapporto di fiducia con una persona spesso resa diffidente da molti
fallimenti terapeutici.
Quindi, il mio personale intervento declina nelle normali competenze
ginecologiche quelle tecniche psico-corporee proprie del Counseling I.B.P.
(Integrate Body Psicotherapy) che trae il meglio da Sessuologia
Comportamentale, Bioenergetica, PNL, Gestalt e Costellazioni Famigliari.
Dopo un inquadramento per grandi tratti del problema con un’anamnesi
generale e ginecologica, con l’indagine circa eventuali patologie
associate e le interferenze con la vita sessuale, passo all’analisi del
quadro clinico più specifico e alla elaborazione delle strategie per
affrontarne le varie sfaccettature.
Successivamente analizzo lo scenario familiare della paziente ovvero i
suoi rapporti con i genitori, le influenze religiose, il clima e le norme
nella famiglia di origine riguardo all’attenzione rivolta al corpo e alla
sessualità, con i riflessi di tutto ciò sull’infanzia e sull’adolescenza
della paziente e sulla sua vita da adulta.
Molte informazioni al riguardo ci provengono dall’anamnesi relativa alle
prime mestruazioni, o al primo rapporto sessuale completo. Ma la coscienza
del coinvolgimento corporeo ed emotivo, in una parola del vissuto della
sessualità, viene avvicinata con gli esercizi specifici.
Questi, insieme ai noti esercizi di Kegel per rilassare i muscoli del
perineo e al fine di incrementare la consapevolezza psico-corporea,
consistono di un basculamento in senso antero-posteriore, più o meno
ampio, del bacino associato all’uso contemporaneo e cosciente delle
“quattro chiavi”: attenzione, movimento, suono e respiro, in modo da
sciogliere le tensioni di un perineo generalmente contratto e di
modificare il corso dei pensieri e delle emozioni coinvolti nell’uso della
zona genitale, cronicamente contratta. Tali esercizi, dapprima insegnati e
praticati sul lettino ginecologico, potranno quindi essere replicati al
domicilio e rientrare nel novero delle prescrizioni per tutta la durata
della terapia. Si sono inoltre rivelati quale ottimo campo di
comunicazione e scambio tra la paziente e il suo medico, particolarmente
per quanto attiene ai vissuti psico-corporei della sfera genitale e una
buona relazione medico-paziente è il presupposto per il successo
terapeutico.
Nella mia personale esperienza ho potuto verificare come l’associazione di
queste tecniche con strategie igienico- comportamentali oltre alle
tradizionali terapie farmacologiche con l’uso di antidepressivi triciclici
(e quelli di nuova generazione come gli srri e similari?) conduca a un
netto miglioramento nello stato di benessere della paziente e della sua
vita sessuale.
A questo punto, ottenuta una stabilizzazione dei sintomi, il ricorso a
infiltrazioni con cellule staminali da adipociti a gel piastrinico
autologhi diventa l’elelmento risolutivo, soprattutto nella cura della
vestibulodinia associata a dispareunia.
Genova, 01.07.2009
News sulla terapia
della vulvodinia
Dagli
studi più recenti in campo anatomopatologico è dimostrato che nelle
pazienti affette da vulvodinia i tessuti vulvari e vestibolari presentano
elevate concentrazioni di mastociti, cioè di quelle cellule responsabili
delle reazioni infiammatorie. A uno stato di cronica infiammazione è da
attribuirsi la responsabilità dell’assottigliamento e della fragilità
della mucosa di vulva e vestibolo vaginale nonché la presenza di eventuale
gonfiore ed edema di queste strutture. La liberazione da parte dei
mastociti dei fattori dell’infiammazione determina nel tempo un incremento
delle terminazioni nervose dolorifiche realizzando quindi uno stato di
iperalgesia che consiste nell’abbassamento della soglia del dolore fino,
ad esempio, a far percepire un dolore lancinante in seguito a un semplice
sfioramento.
La dimostrazione scientifica del danno tessutale e della neuropatia
periferica ha dato spunto all’introduzione di terapie infiltrative locali,
indicate nei casi:
-
è
possibile riconoscere una precisa topografia del dolore, ad esempio a
livello del vestibolo o della zona clitoridea.
-
quando la paziente lamenta dolore nei rapporti sessuali fino al totale
evitamento.
-
quando la componente della contrattura muscolare non è prevalente.
-
quando non sono presenti patologie sistemiche associate, quali ad esempio
la fibromialgia.
Tali tecniche
infiltrative prevedono l’utilizzo di cocktails di anestetici locali e
cortisone, iniettati nella sottomucosa,dove le terminazioni nervose sono
più addensate. Quando è prevalente la componente dell’ipertono muscolare,
buoni risultati si ottengono con l’uso, di recente introduzione, della
tossina botulinica.
Nell’ottica multidisciplinare, indispensabile per risolvere una malattia
così complessa è nato un confronto fra la mia esperienza di ginecologa che
da anni si occupa di vulvodinia e il Dr. Francesco Casabona, chirurgo
plastico impegnato nel promuovere una tecnica innovativa che trova
applicazione, già da alcuni anni, in chirurgia plastica, nella terapia
delle radiodermiti, delle cicatrici distrofiche e, ultimamente, nel
trattamento delle sequele morfo-funzionali del lichen sclero-atrofico
della vulva, con risultati molto incoraggianti così come pubblicato sulla
rivista italiana di chirurgia plastica (40, 67-70, 2008). Lo scopo è
quello di ottenere la rigenerazione dei tessuti danneggiati mediante
l’utilizzo di cellule staminali di derivazione adiposa. Abbiamo quindi
deciso di provare ad estendere questa nuova tecnica alla terapia della
vestibolodinia, che da sola riguarda circa l’80% dei casi di vulvodinia
che giungono alla mia osservazione.
Il trattamento consiste nell’autoinnesto di cellule stromali di
derivazione adiposa mediante lipostruttura in sede sottomucosa vestibolare
e nella successiva infiltrazione intramucosa di plasma ricco di piastrine
secondo una tecnica combinata. Lo scopo è quello di ottenere un effetto
rigenerativo del tessuto danneggiato tramite la stimolazione di fattori
biologici che favoriscono un aumento della rivascolarizzazione e una
neosintesi di collagene. L’effetto potenziante e aggiuntivo è dato
dall’uso di plasma ricco di piastrine di cui è ormai noto il ruolo
nell’accelerare i processi di guarigione di tessuti cronicamente
infiammati.
Abbiamo quindi selezionato alcune pazienti di età compresa fra i 30 e i 60
anni affette da vestibolodinia che, dopo essere state debitamente
informate hanno aderito con entusiasmo all’intervento che si è svolto con
sedazione in anestesia locale assistita e che ha comportato un semplice
prelievo di sangue, una piccola lipoaspirazione della regione addominale e
l’infiltrazione nella vulva.
Nell’anamnesi di queste pazienti erano segnalati trattamenti invasivi a
livello vulvare, quali diatermocoagulazione o laser per condilomatosi,
esiti cicatriziali di interventi chirurgici locali o locoregionali quali
episiotomia, bartolinectomia, emorroiidectomia o trattamento di fistole o
ascessi perianali, oltre a traumi della regione perineale.
All’esame obbiettivo presentavano vari gradi di eritema localizzato
prevalentemente in sede vestibolare e, alla palpazione, la semplice
pressione sulla zona infiammata produceva la comparsa di fissurazioni per
la particolare fragilità della mucosa. Con l’utilizzo dei consueti
protocolli terapeutici cui erano state precedentemente sottoposte, si
erano registrati alcuni miglioramenti ma non la completa remissione della
sintomatologia; infatti le pazienti riferivano la ricomparsa dei disturbi
in seguito all’uso di medicamenti topici o a una semplice stimolazione
locale.
Dopo l’intervento le pazienti, secondo l’ottica multidisciplinare, sono
state seguite in parallelo dal ginecologo e dal chirurgo plastico; in
alcuni casi hanno proseguito anche le terapie già in atto per la
vulvodinia che in altri casi sono invece state gradualmente sospese.
Abbiamo assistito a un visibile miglioramento dell’aspetto clinico con un
evidente ringiovanimento della mucosa del vestibolo e di tutta la vulva
che presenta attualmente un colorito roseo e un aspetto turgido.
Contemporaneamente sono migliorati i sintomi soggettivi quali il bruciore
vulvare e la dispaurenia.
Con questa tecnica innovativa è possibile intervenire sul circolo vizioso
di mantenimento della malattia: infiammazione – dolore – ipertono
muscolare restituendo al tessuto vulvare un certo grado di integrità.
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Per la prima volta a Genova un
seminario che tratta del dolore sessuale femminile.
Un problema che secondo le ultime stime coinvolge circa
il 15% delle donne.
Organizzato
con la Asl 3 e l'Ospedale Villa Scassi, è rivolto non solo
agli operatori del
settore ma aperto
al pubblico.
Ore 17.00
dibattito per affrontare questa
tematica in una
prospettiva
non solo biomedica ma storica,
sociologica
e culturale.
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SCHEDA
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